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Proposta di innovazione: descrizione, problematiche ed opportunità

Descrizione, problematiche ed opportunità

Impiego di leguminose da granella nella dieta di vitelloni Marchigiani: influenza sulle caratteristiche dietetico nutrizionali della carne, con particolare riguardo al profilo acidico dei grassi e al contenuto in C.L.A.

Sintesi della proposta di innovazione ed obiettivi

La crescente domanda del mercato di prodotti di origine animale ha comportato negli allevamenti l’adozione di piani alimentari in grado di massimizzare le produzioni. In particolare, l’impiego della soia è aumentato notevolmente soprattutto in seguito alla direttiva CE 999/2001 che ha bandito l’uso di farine di origine animale per i ruminanti al fine di garantire la sicurezza dei consumatori.

Tuttavia gran parte della soia è di importazione e costi e disponibilità sono fortemente correlati con l’andamento dei prezzi sul mercato mondiale. Appare pertanto di notevole interesse l’impiego di fonti proteiche autoctone, quali leguminose da granella (favino, pisello, lupino) la cui produzione solo negli ultimi anni ha mostrato segni di ripresa, in linea con gli obiettivi fissati dall’UE. Queste granelle potrebbero migliorare le qualità organolettiche e nutrizionali della carne, quali il profilo acidico che rappresenta un punto chiave in termini di salute del consumatore.

Allo scopo un ruolo fondamentale rivestono alcuni acidi grassi polinsaturi (PUFA) della serie -3 essi, definiti’essenziali’ perché non sintetizzabili dall’organismo e devono essere introdotti con la dieta, noti per l’attività anti-trombogenica che esercitano riducendo l’aggregazione piastrinica. I PUFA della serie -6 determinano una riduzione della colesterolemia per cui svolgono un’importante funzione anti-aterogenetica. Più di recente, notevole interesse suscita lo studio dei coniugati dell’acido linoleico (CLA), cui vengono attribuiti attività anti-cancerogena, effetti positivi su pazienti affetti da diabete e sui sistemi immunitario e cardiovascolare.

Scopo del presente progetto sarà pertanto quello di verificare la possibilità di sostituire la soia con leguminose da granella nella dieta di vitelloni Marchigiani. Si porrà attenzione alle caratteristiche dietetico-nutrizionali della carne, con particolare riguardo al profilo acidico dei grassi e al contenuto in CLA.

Problema specifico da affrontare e opportunità da sfruttare

La crescente domanda del mercato di prodotti animali ha comportato negli allevamenti l’adozione di piani alimentari in grado di garantire elevate produzioni. Allo scopo notevole risulta l’impiego della soia, diventata la fonte proteica più utilizzata da quando la Commissione Europea ha vietato l’uso di farine di origine animale nelle diete per animali d’allevamento (direttiva CE 999/2001) per assicurare la sicurezza dei consumatori.

Tuttavia costi e disponibilità della soia dipendono fortemente dai prezzi dei prodotti agricoli sul mercato mondiale. Alla luce di ciò, notevolmente avvertita è la necessità di ricorrere all’impiego, quali fonti proteiche, di quelle leguminose da granella (favino, pisello, lupino, cece), la cui produzione solo negli ultimi anni ha mostrato segni di ripresa, in linea con gli obiettivi fissati dall’UE.

Queste colture mostrano notevole importanza agronomica in quanto migliorano la fertilità dei terreni riducendo la necessità di ricorrere alle concimazioni azotate, inoltre possono fornire strategie di successo per la soppressione delle infestanti contribuendo così a diminuire l’impatto ambientale delle attività agro-zootecniche.

In alimentazione animale le leguminose da granella sono utilizzate anche come fonti energetiche, per il loro elevato contenuto in amido (fava, piselli) e lipidi (lupini). In particolare, le leguminose sono in grado di migliorare il profilo acidico della carne rendendola più idonea all’alimentazione umana. Un aumento di C18:2, C18:3 n-6, C18:2 CLA, C22:5 n-3 del totale degli n-3 è stato trovato nella carne di agnelli alimentati con ceci in sostituzione totale o parziale di farina di soia, mentre confrontando il profilo acidico della carne di vitelloni Marchigiani alimentati con fave vs soia, livelli più elevati (P < 0,01) di acido stearico furono registrati nei primi senza che ciò influenzasse la concentrazione totale di acidi grassi saturi, o gli indici di aterogenicità e di trombogenicità.

Recentemente è stato rilevato aumento del contenuto di PUFA n-3 nel grasso intramuscolare di agnelli alimentati con piselli e fave in sostituzione totale e parziale di farina di estrazione di soia. Il problema da affrontare è, quindi, la potenziale sostituzione della soia quale fonte proteica in alimentazione animale tenendo conto degli aspetti ambientali, economici e, soprattutto, di quelli legati alla qualità dei prodotti di origine animale in termini di salute umana.

Rilevanza del problema e/o opportunità rispetto allo scenario di riferimento settoriale e territoriale

La crescente incidenza di alcune patologie, soprattutto cardiovascolari, rende di estrema importanza la possibilità di miglioramento della composizione acidica della carne e, nel caso specifico della marchigiana, potrebbe aprire la strada ad una fascia di mercato non solo basata sulle qualità organolettiche ma, anche, su quelle salutistiche. In merito alla relazione tra grassi alimentari e salute è stato definito quanto segue: le diete ricche di C18:0, acido stearico, non determinano aumento del colesterolo serico; gli AGS a corta catena ( C10) non comportano aumento del colesterolo nel sangue, mentre gli AGS a lunga catena, C12:0 (laurico), C14:0 (miristico) e C16:0 (palmitico) sono aterogenici.

Molti studi hanno, poi, dimostrato che gli AGS a lunga catena, C14:0, C16:0 e C18:0 sono anche trombogenici. L’acido miristico è il principale aterogenico poiché ha un potere ipercolesterolemico quattro volte superiore rispetto a quello dell’acido palmitico. Gli acidi grassi monoinsaturi (MUFA) determinano riduzione della predisposizione all’ossidazione delle LDL suggerendo che la loro assunzione può associare i vantaggi derivanti dalla riduzione del colesterolo con la diminuzione delle lipoproteine a bassa densità e l’inibizione dell’ossidazione cellulare.

Gli acidi grassi polinsaturi (PUFA), alcuni di essi chiamati’essenziali’ (AGE) perché non sintetizzabili dall’organismo e devono necessariamente essere introdotti con la dieta sono generalmente suddivisi in due classi n-3 ed n-6, a seconda della posizione del loro primo doppio legame a partire dal metile terminale della molecola.

I PUFA della serie n-6 hanno quale progenitore l’acido linoleico (C18:2 n-6) e determinano riduzione della colesterolemia per cui svolgono un’importante funzione anti-aterogenetica, mentre gli n-3 hanno quale precursore l’acido alfa-linolenico (C18:3) e sono noti per l’attività anti-trombogenetica. Più di recente, notevole interesse suscita lo studio dei coniugati dell’acido linoleico (CLA), cui vengono attribuiti attività anti-cancerogena, effetti positivi su pazienti affetti da diabete e sui sistemi immunitario e cardiovascolare.

Descrizione della proposta di innovazione

La proposta innovativa si fonda sulla sostituzione della soia quale fonte proteica in alimentazione animale tenendo conto degli aspetti ambientali, economici e, di quelli legati alla qualità dei prodotti di origine animale in termini di salute umana.

Saranno, pertanto, individuate le granelle di leguminose da utilizzare nella formulazione dei piani alimentari alternativi per le quali è previsto lo studio delle condizioni economiche e produttive più favorevoli.

La proposta di innovazione parte dalla considerazione che i costi e la disponibilità della soia dipendono fortemente dai prezzi dei prodotti agricoli sul mercato mondiale, da cui gli allevatori sono fortemente condizionati. L’impiego di granelle in alternativa dà loro la possibilità di autoproduzione e di riduzione dei costi del processo produttivo e sulla qualità nutrizionale delle derrate.

Le colture in oggetto mostrano notevole miglioramento della fertilità dei terreni riducendo la necessità di ricorrere alle concimazioni azotate, inoltre possono fornire strategie di successo per la soppressione delle infestanti contribuendo così a diminuire l’impatto ambientale delle attività agro-zootecniche.
Tali coltivazioni saranno proposte con le moderne tecniche di agricoltura di precisione e precisamente semina su sodo con una notevole riduzione di frane e smottamenti dei terreni.

In alimentazione animale le leguminose da granella sono utilizzate anche come fonti energetiche, per il loro elevato contenuto in amido (fava, piselli) e lipidi (lupini). In particolare, le leguminose sono in grado di migliorare il profilo acidico della carne rendendola più idonea all’alimentazione umana.

In letteratura, un aumento di C18:2, C18:3 n-6, C18:2 CLA, C22:5 n-3 del totale degli n-3 è stato rilevato nella carne di agnelli alimentati con ceci in sostituzione totale o parziale di farina di soia, mentre confrontando il profilo acidico della carne di vitelloni Marchigiani alimentati con fave vs soia, livelli più elevati (P <0,01) di acido stearico furono registrati nei primi senza che ciò influenzasse la concentrazione totale di acidi grassi saturi, o gli indici di aterogenicità e di trombogenicità.

A tal fine il progetto rappresenta la base per poter raccogliere le informazioni tese a verificare gli impatti positivi sulla salute animale ed umana con conseguente miglioramento della posizione degli allevatori sul mercato in termini di riduzione dei costi e di qualità del prodotto.

Obiettivi principali che il partenariato si propone di raggiungere

La possibilità di sostituzione della soia quale fonte proteica in alimentazione animale richiede la verifica della fattibilità tecnica e della sostenibilità economica a regime.

Il progetto dunque si propone di investigare le condizioni di fattibilità tecnico-economiche in termini di:

  1. condizioni operative richieste per l’innovazione produttiva;
  2. riduzione dei costi di produzione;
  3. miglioramento della fertilità dei terreni con riduzione di impieghi di fitosanitari e fitofarmaci;
  4. miglioramento del benessere animale;
  5. miglioramento della qualità dietetico – nutrizionale delle carni;
  6. riduzione dell’impatto ambientale delle attività zootecniche;
  7. sensibilizzazione degli allevatori alla problematica.